Salmi 89:30 ; Atti degli Apostoli 7:41

RIFLESSI

Nell'esaminare questo racconto della vergognosa apostasia di Israele dal Signore Dio della loro salvezza, altera le molte misericordie che avevano ricevuto, sia nella loro liberazione dall'Egitto, e specialmente i segni della sua presenza divina sul monte Sinai, cosa leggiamo in esso ma lo stesso malinconico racconto della nostra povera, peccatrice, decaduta natura, sempre incline a discostarsi da Dio, e facendosi idoli della sua propria fantasia corrotta.

Oh! Signore, sia mia e misericordia del Lettore sapere, che in noi stessi non siamo migliori di loro, ma dello stesso ceppo e radice, di cui si dice veramente, che non c'è nessuno buono no, non uno.

Ma soprattutto nella lettura di questo capitolo posso contemplare colui di cui Mosè era un simbolo, ergendosi nel carattere glorioso del nostro intercessore, per fare la riconciliazione per i peccati del suo popolo. Sì! tu caro Redentore, tu sei colui che l'uomo di Dio qui rappresentava: anzi prendesti su di te tutto il peso della nostra colpa, quando, agli occhi della giusta legge di Dio, ti assumesti la nostra salvezza, acconsentendo a diventare pecca per noi, affinché potessimo essere fatti giustizia di Dio in te.

Oh! portami, per le dolci influenze del tuo Spirito benedetto, sotto il tuo rifugio; e poiché hai cancellato il peccato mediante il sacrificio di te stesso, possa l'anima mia gioire della tua grande salvezza e trionfare nel nome del Signore mio Dio.

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