Il libro di Neemia

introduzione

Quattordici anni dopo che Esdra, il dotto dottore della Legge, aveva istituito le sue riforme del culto a Gerusalemme, un altro uomo di spicco venne nella capitale della Giudea dalla terra dell'esilio, vale a dire, Neemia, figlio di Hachaliah, l'autore di questo ultimo libro del canone dell'Antico Testamento. Aveva ricoperto l'importante carica di coppiere del re Artaserse Longimano quando ricevette dalla Giudea notizie che lo indussero a chiedere il congedo, per rimediare, se possibile, alle infauste condizioni che si trovavano allora nella terra dei suoi padri.

Per quattordici anni ricoprì la carica di governatore di Giuda, durante i quali introdusse molte riforme tra il popolo, abolì l'usura, ravvivò la conoscenza della Legge, ripristinò la stretta osservanza del sabato, impose il pagamento dei diritti religiosi e costrinse coloro che avevano sposato mogli straniere e idolatriche per divorziare da loro.

Il Libro di Neemia è chiaramente diviso in tre parti. Nei capitoli da 1 a 7 Neemia indica l'occasione del suo viaggio e della sua opera di costruzione delle mura e delle porte della Città Santa. Nei capitoli da 8 a 10 racconta della solenne restaurazione del culto divino, per la quale lavorò insieme a Esdra. Nei capitoli da 11 a 13 abbiamo elenchi di vario genere e alcune affermazioni riguardanti le ultime azioni di Neemia, comprese le sue riforme di vari abusi. Il libro fu probabilmente scritto tra il 433 e il 431, a Gerusalemme.

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