VIII.

Il carattere estremamente minuto e grafico della narrazione della consacrazione del Tempio, la quasi esatta coincidenza verbale con essa del racconto dato nel secondo libro delle Cronache e l'occorrenza in 1 Re 8:8 della frase: "Là essi sono fino ad oggi", che non potevano appartenere al tempo della composizione del libro - tutti mostrano che il compilatore deve aver attinto da qualche record contemporaneo, probabilmente qualche documento ufficiale conservato negli archivi del Tempio.

La bellezza e il significato spirituale di questo capitolo — che da tempo immemorabile è stato fatto per fornire insegnamento e incoraggiamento per la consacrazione delle Chiese cristiane — sono in notevole contrasto con il mero dettaglio tecnico del precedente; eppure ognuno, a suo modo, porta segni altrettanto forti di accuratezza storica.

In tutta la storia, l'unica maestà del re è cospicua. I sacerdoti svolgono solo le funzioni ministeriali del rito e del sacrificio. L'ordine profetico è assolutamente non rappresentato nella narrazione. Salomone, e solo lui, si fa avanti, sia come rappresentante del popolo davanti a Dio nel sacrificio e nella preghiera, sia come rappresentante di Dio nella benedizione e nell'esortazione del popolo.

Egli è per il momento re, sacerdote e profeta, in uno - in questo un tipo del vero "Figlio di Davide", il vero "Principe della pace". Non è improbabile che da questa ineguagliabile concentrazione sul suo capo di dignità temporale e spirituale sia derivata la tentazione all'autoidolatria, per la quale è caduto; e che la relativa sospensione delle influenze controbilancianti esercitate dal profeta e (in misura minore) dal sacerdote diede occasione all'opprimente, sebbene splendido, dispotismo sotto il quale Israele gemette nei suoi ultimi giorni.

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